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David Favrod: Gaijin
David Favrod
a cura di
Alessandro Dandini de Sylva
 
21 Settembre - 25 Settembre
Spazio Cerere
Via degli Ausoni 3
Solo su appuntamento
 
— Per uno svizzero io sono un giapponese e per un giapponese
sono uno svizzero o più propriamente un gaijinI.

David Takashi Favrod è nato a Kobe, in Giappone, da madre giapponese e padre svizzero, e cresciuto in Svizzera, a Vionnaz, un paese del basso Canton Vallese dove la famiglia si trasferì pochi mesi dopo la sua nascita. Sebbene lontano dal Giappone, viene esposto alle sue radici attraverso la cultura e le tradizioni della madre, i racconti di guerra dei nonni e i viaggi nel paese d’origine. All'età di 18 anni gli viene negata la doppia cittadinanza dall'Ambasciata Giapponese - concessa solo a donne giapponesi che desiderano ottenere la cittadinanza del marito - e da questo rifiuto nasce l'esigenza di esplorare l’identità
negata ed in particolare l'ispirazione per il progetto “Gaijin”.
Lo stesso Favrod scrive: — È da questo sentimento di rifiuto e anche dal desiderio di dimostrare che sono giapponese quanto sono svizzero che ha avuto inizio questo progetto. “Gaijin” è un racconto di finzione, uno strumento per la ricerca di identità, un tentativo di confrontarsi con un rifiuto e di affermare la propria eredità giapponese. Ispirato dai racconti di famiglia, dalla cultura popolare e tradizionale giapponese e dal mondo ancestrale degli spiriti o yōkai (妖怪), David Favrod elabora in modo ironico e intelligente immagini archetipiche II come profonda riflessione visiva sul complesso rapporto tra il sé e l’altro, l’immagine e la memoria, tra la sua identità giapponese e la sua storia. 

Tutte le fotografie della serie sono realizzate in Svizzera e in ogni immagine, sapientemente composta e colma di riferimenti a luoghi comuni e connotazioni giapponesi, lo spettatore scopre un ibrido di entrambe i paesi. Una riproduzione del Monte Fuji realizzata con un copriletto, paesaggi romantici in stile svizzero di stampe giapponesi, un coraggioso samurai in armatura di cartone, ombre di Kaiju (怪獣), mostri misteriosi della fantascienza ispirati al bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki, uccelli origami leggeri e immateriali, maschere Nō (能), ritratti fissi e senza tempo, e materiale d'archivio; da un'immagine all'altra lentamente l'artista ci conduce in un’atmosfera che offusca la linea tra realtà e immaginazione fino a ricostruire goccia a goccia(III) una personale ed elaborata visione del suo Giappone.


Note:

I Gaijin (外人) è una parola giapponese composta da due caratteri o kanji: gai (外) che significa “esterno”;
e jin (人) che significa “persona”. Con questo termine - che letteralmente viene tradotto come
“persona esterna” - vengono indicati dai giapponesi coloro che non sono del luogo, i non nativi, o più
semplicemente gli stranieri.

II Carl Gustav Jung definisce le immagini archetipiche come rappresentazioni interiori di determinate
prestrutture ereditarie, definite archetipi, che l'Io costruisce a partire dall'incontro con la
realtà esterna. Le immagini archetipiche compaiono spesso nei sogni e hanno la funzione di rivelare
al sognatore la possibilità di alternative di confronto con la propria realtà esterna ed interna.

III “Omoide poroporo” (おもひでぽろぽろ), traducibile come Goccie di memoria o Ricordi goccia a goccia,
è la prosecuzione di “Gaijin” e, come l'omonimo lungometraggio di animazione giapponese prodotto
dallo studio Ghibli nel 1991, è incentrato sulla contrapposizione tra il presente e i ricordi, un flusso di
coscienza per immagini perfettamente descritto dal suono che fa la pioggia quando cade in modo non
violento, leggero ma incessante.