Esposizioni

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Wherever I lay my camera down is home
André Cepeda, Julian Germain with Patricia Azevedo and Murilo Godoy, Eva Leitolf, Wiebke Loeper, Nigel Shafran
a cura di
Paul Wombell
 
23 Settembre - 23 Ottobre
MACRO Testaccio
Piazza O.Giustiniani, 4
dalle ore 16.00 alle 24.00 (chiusura biglietteria 23.30) chiuso il lunedì
 

Nella monumentale Storia di Roma (“Ab urbe condita libri”) scritta da Tito Livio (59 a.C.-17 d.C.), si narra che Romolo creò un asilo sul Campidoglio per accogliere “moltitudini di persone di ogni genere, uomini liberi e schiavi, senza distinzione”. Secondo la leggenda, era un luogo di rifugio per abitanti provenienti da altri stati che così contribuivano ad incrementare la popolazione di Roma. Un luogo di rifugio, un luogo d’asilo, un luogo in cui ci si poteva fermare, che si poteva chiamare casa. Non si tratta forse di un diritto fondamentale, poter trasformare il mondo materiale nella propria casa? Usare quel che è sottomano per creare un rifugio per il corpo, ed anche un posto
per il desiderio e l’immaginazione umana.

I fotografi presenti in questa mostra hanno — in maniere diverse— realizzato opere sul bisogno di trovare asilo. Hanno usato la fotografia per definire il rapporto fra corpo e domesticità, ed hanno raffigurato il modo in cui il mondo materiale può essere trasformato in un luogo di rifugio. Questo posto che si chiama casa è al contempo vero e immaginario, finzione e fatto, ma è comunque un posto dove si può riposare e sognare una vita migliore.